“Niente prigionieri, uccidete gli Italiani!”.
No al museo su Patton a Gela
Andrea Cionci, Autore presso
Petizione contro lo sfregio ai 7000 caduti della Divisione “Livorno” del Regio Esercito e agli italiani ammazzati proditoriamente dai soldati americani durante e dopo lo sbarco in Sicilia
A Gela si torna a discutere di memoria storica e del modo in cui essa viene rappresentata nello spazio pubblico. L’amministrazione comunale starebbe infatti valutando la realizzazione di un museo dedicato al generale statunitense George S. Patton, comandante delle forze americane impegnate nella campagna di Sicilia del 1943.
La proposta, avanzata da un’associazione denominata Mediatica, world company ideas, prevede anche una epigrafe dal tono fortemente simbolico: “Gela 1943. Da qui è iniziata la libertà.”
Questa formulazione ha sollevato più di una perplessità per il carattere fortemente celebrativo, fuorviante e semplificato della narrazione proposta.
Il punto sollevato da diversi osservatori, tra cui il noto ricercatore storico Massimo Lucioli, è semplice: è opportuno dedicare un museo a un comandante militare straniero senza considerare anche il comportamento delle truppe che operavano sotto il suo comando?
La campagna di Sicilia e le ombre sui “liberatori”
La campagna militare iniziata con l’Operazione Husky portò rapidamente le truppe alleate a occupare vaste aree dell’isola. In molte narrazioni queste truppe vengono presentate come “liberatrici”.
Tuttavia, la documentazione storica mostra come, accanto alle operazioni militari, si verificarono anche episodi estremamente gravi, veri e propri crimini, che coinvolsero civili e prigionieri.
“Il 10 luglio 1943, nel giorno dello sbarco – spiega Massimo Lucioli – a Vittoria venne ucciso il podestà di Acate, Giuseppe Mangano, accusato di indossare la camicia nera e il distintivo del Partito Nazionale Fascista. Con lui fu assassinato anche il figlio quattordicenne, colpito con una baionetta al volto. Oltre ai Mangano, in quell’episodio vennero uccisi altri dieci civili, rimasti tuttora non identificati.
Sempre il 10 luglio, poche ore dopo lo sbarco tra Licata e Gela, si verificò un altro episodio in località Passo di Piazza, circa otto chilometri a est di Gela. Una dozzina di carabinieri della tenenza locale aveva predisposto un posto di blocco sulla strada statale 115.
Secondo alcune ricostruzioni, sul posto arrivarono reparti della 82ª divisione aviotrasportata statunitense — altre fonti indicano la 45ª divisione di fanteria — che attaccarono il presidio. Dopo essere stati catturati, nove carabinieri furono uccisi.
Non risulta che su questo episodio sia mai stata avviata un’indagine ufficiale da parte delle autorità militari statunitensi”.
Il caso dei prigionieri a Comiso
Il 12 luglio 1943 il 157º reggimento della 45ª Divisione “Thunderbird”, comandato dal colonnello Charles M. Ankorn, conquistò l’aeroporto di Comiso.
Il corrispondente di guerra britannico Alexander Clifford raccontò di aver assistito a un episodio particolarmente grave: un soldato statunitense avrebbe aperto il fuoco con una mitragliatrice pesante contro circa sessanta prigionieri italiani appena fatti scendere da camion sulla pista.
Poco dopo arrivarono altri camion con una cinquantina di prigionieri tedeschi, che secondo la testimonianza subirono la stessa sorte.
Clifford avvisò immediatamente un ufficiale superiore che intervenne per fermare il fuoco, ma quando l’ordine arrivò solo tre prigionieri risultavano ancora vivi, seppur feriti.
Il giornalista riferì l’accaduto al generale Patton, che promise provvedimenti. Tuttavia, secondo le ricostruzioni disponibili, non risultano indagini né procedimenti successivi.
Altri episodi
Il 13 luglio 1943 in località Piano Stella nei pressi del Borgo Ventimiglia, nel territorio comunale di Caltagirone, si consumò un atroce episodio di violenza contro civili inermi.
Secondo alcune fonti, gli autori dell’eccidio sarebbero stati militari della 45ª Divisione di fanteria Thunderbird; tuttavia, altre ricostruzioni attribuiscono la responsabilità della strage a reparti della 82ª Divisione aviotrasportata statunitense, impegnata in operazioni di rastrellamento nella zona.
In quella tragica circostanza furono brutalmente uccisi sette contadini, uomini, donne e ragazzi, accusati senza alcun fondamento di essere cecchini fascisti.
Tra le vittime figuravano: Giovanni Curciullo e suo figlio Sebastiano, Giuseppe Alba, Salvatore Sentina, Giuseppe Ciriacono e suo figlio Giuseppe, oltre a un altro bracciante il cui nome non è giunto fino a noi.
Tra di loro, il dodicenne Giuseppe Ciriacono sfuggì miracolosamente alla morte, ma rimase testimone dell’orrore: il terrore negli occhi dei familiari, il fragore dei colpi di mitragliatrice, il silenzio agghiacciante che seguì l’eccidio.
Nella notte del 13 luglio 1943, nei pressi di Butera, un piccolo gruppo di soldati italiani dellaDivisione “Livorno”, appartenenti al 34° Reggimento di fanteria, fu sorpreso da una pattuglia americana della formazione d’assalto i noti Darby’s Rangers.
Secondo le ricostruzioni, i militari italiani stavano caricando un pezzo d’artiglieria su un camion quando vennero improvvisamente illuminati da un bengala.
Dalla luce improvvisa emersero i soldati statunitensi, che -racconta il sopravvissuto Bruno Vagnetti- puntarono loro contro i mitra ordinando di arrendersi.
“Erano le tre di notte del 13 luglio 1943 -ha ricordato Vagnetti- un bengala illuminò tutto a giorno e loro ci puntarono contro i mitra. Uno ci urlò in dialetto siciliano: Alzate le mani. Venite accà! Noi obbedimmo. Ci fecero camminare per settecento metri. Poi cominciarono a spararci addosso con i mitra. Io fui centrato nello stomaco, ma sono sopravvissuto”.
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Petizione:
Sign the Petition
"Noi siamo BUONI : Liberi, Liberatori, Moderni, Modernizzatori, OCCIDENTALI. Quindi uccidiamo chi vogliamo, quando vogliamo, se lo vogliamo.
Il "grande" Hemingway scrisse di aver ucciso un Tedesco (civile) in bicicletta solo per vederlo morire. "Io sono Buono; tu NON SEI UN UOMO"
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Il generale Patton morì nel 1945, cioè poco tempo dopo, dopo aver detto in un consiglio di alti ufficiali: "Signori, ho l'impressione che abbiamo combattuto questa guerra dalla parte sbagliata"
Prima di riciclarsi coi codici restaurava carri armati